Lo que el viento se llevó, el mismo viento lo trae (waferkya) wrote,
Lo que el viento se llevó, el mismo viento lo trae
waferkya

destroy me like this.

Titolo: destroy me like this
Fandom: RPF Calcio
Personaggi/Pairing: Daniele De Rossi/Marco Borriello
Rating: PG
Avvertimenti: slash, angstino, lime, raccolta
Wordcount: mapporcaputt-- 2191 (fidipu)
Note: Omg salve, quanti fanmix sto fanmixando in questi giorni. Questo, per la precisione, è un (una?) ficmix, ed è la prima volta che mi ci cimento quindi abbiate pietà /o\ Peraltro va a coprire una miriade di iniziative e cose, a cominciare dalla Maritombola, dove uccido il prompt 27. Ladytron - Destroy everything you touch; passando per fiumidiparole, si mangia per lo Zodiaco la missione di Fez; poi su 500themes_ita dico ciao a 15. Ultima volta, e infine su diecielode let's cross out #08 - All you are is all I need to know. *si rotola* Ho genuinamente paura dell'HTML che sto per incollare in questo post, ma ok, ce la posso fare. Also WOW NIENTE THE NATIONAL, NON SO QUALE SANTO HA FATTO IL MIRACOLO.






~ Destroy me like this.


01. The Quiet Kind, IN FRONT OF YOU
House is cold, the days are long; curtains closed, TV on. Why can’t you ever see what’s in front of you? You might say I’m heavy handed, I can’t say I understand it. Why can’t you ever see what’s in front of you?

È la casa vuota che, più di tutto, lo convince ad accettare l’invito a cena di Marco; è la noia, è il silenzio, è la sensazione devastante di non stare più bene nell’unico posto nel mondo che abbia mai conosciuto.

Daniele guida per Roma distratto; Daniele ormai ci vive, distratto. È così distratto che non si accorge veramente di Marco finché Marco, sotto al tavolo, non incastra una caviglia tra le sue e, con la punta del piede, si mette a picchiettare senza ritmo contro il suo polpaccio.


02. Blue October, HOLLER
You’re holding my back against the sunshine, you might not think it’s over, but it’s over for me. I need your reflection like a thin line, you might not think it’s over, but it’s over for — I won’t be strong and I won’t be brave, I never stay because you don’t treat me the right way. I won’t be a part of this drawn out game, I never stay because you don’t treat me the right way.

Se ne va tirando un calcio a un tavolino e se ne va senza salutare e se ne va al buio, nel cuore della notte, stando attento a non fare rumore. Se ne va lasciando Marco accoccolato sul divano, seduto in cucina con la cena a freddarsi nei piatti, se ne va che Marco si struscia addosso a una ragazza che non rivedrà mai più e se ne va con gli occhi di Marco inchiodati alla schiena, e in bocca ha sempre la stessa frase masticata solo a metà — vaffanculo, Marco, vaffanculo, non voglio più avere un cazzo a che fare con te.

Vorrebbe dirglielo, vorrebbe, per una volta, vederlo picchiare il naso contro un rifiuto di cemento, ma il fatto è che Daniele non va mai oltre il secondo vaffanculo, proprio non ce la fa, non importa quante volte ci provi. Non importa quante volte se ne vada e quante volte si riprometta che questa è l’ultima; Daniele torna e torna e torna e Marco la porta in faccia non gliela sbatte mai.


03. Ladytron, DESTROY EVERYTHING YOU TOUCH
Destroy everything you touch today, destroy me this way, anything that may desert you, so it cannot hurt you. You only have to look behind you, at who's undermined you; destroy everything you touch today, destroy me this way.

Non è tanto difficile: Daniele si tiene a distanza di un braccio, un braccio e mezzo, perché non ha voglia di farsi male. Non è tanto difficile: a Marco sta bene così. Quello che è difficile, pressoché impossibile, è che Daniele ammetta che, più di tutto, quel vuoto tra la sua mano e quella di Marco, quando camminano insieme, lui vuole ridurlo a niente, vuole bruciarlo toccando; quello che è difficile, pressoché impossibile, è che Marco la smetta di scrollare le spalle e accontentarsi di cosa gli capita addosso, e una buona volta si rimbocchi le maniche e corra dietro a quello che nemmeno osa sognarsi la notte.


04. Placebo, ASHTRAY HEART
You were alone before we met, no more folorn than one could get. How could we know we had found treasure, how sinister and how correct? And it was a leap of faith I could not take, a promise that I could not make; a leap of faith I could not take, a promise that I could not make. I tore the muscle from your chest, used it to stub out cigarettes; I listened to your screams of pleasure, and I watch the bed sheets turn blood red. Cenicero, mi cenicero, my ashtray heart, mi corazón, mi cenicero.


Svegliarsi da solo con ancora addosso l’odore della pelle di Marco, e il fantasma del tocco caldo delle sue mani, e il ricordo vivido del suo sorriso stronzo, della piega furba delle sue labbra — Daniele non s’impressiona più, Daniele accetta le lenzuola stropicciate e il materasso mezzo freddo e mezzo a forma di un corpo che non è il suo, che non è quello di Tamara, e che non è là.

Marco non ci viene volentieri, da Daniele; preferisce trascinarlo in giro per Roma, preferisce rinchiuderlo in casa propria, preferisce restare ingolfato nel traffico, preferisce gli sgabuzzini di Trigoria, preferisce restare in piedi, stare scomodo, al freddo o al caldo o sotto la pioggia, preferisce non poter fare tre passi senza che qualcuno gli chieda un autografo, preferisce non riuscire ad avere una conversazione decente perché la musica nel locale è assordante e nemmeno urlare serve a qualcosa.

A Daniele viene da ridere, quando ci pensa, perché è chiaro che non è nemmeno lui, il vizio di Marco, ma quello che fanno — lo scontro torrido delle loro bocche in un bacio, la frizione deliziosa del sesso teso di Marco contro i suoi fianchi ossuti, e le sue carezze ruvide, impacciate; Daniele non è neanche tabacco, Daniele, per Marco, è a malapena il filtro: sta lì, giallo e comodo per appoggiarci le labbra, e se cambiasse faccia, se cambiasse sapore, se cambiasse persino indirizzo, Marco non se ne accorgerebbe nemmeno, ché tanto lui, a casa di Daniele, non ci viene mai e, pure quando ci passa, non ci resta mai a lungo.


05. Lifehouse, SO FAR AWAY
So far away from where you are, these miles have torn us worlds apart; and I miss you, yeah I miss you. So far away from where you are, I'm standing underneath the stars and I wish you were here.


La lontananza serve ad anestetizzare il fastidio più prossimo — la consapevolezza, per Daniele, di non essere niente più che l’ennesimo capriccio; adesso Marco lo chiama da Torino quando si annoia, lo chiama da Vinovo quando è distrutto dagli allenamenti, e sono amici, praticamente.

Adesso che ci sono una miriade di parole, in mezzo a loro, va tutto molto meglio, ed è ridicolo, perché Daniele è sempre stato convinto di essere un tipo pratico, di star bene quando le cose non sono complicate, quando non c’è bisogno di tante chiacchiere, e invece. E invece adesso Marco non c’è proprio mai, né nel suo letto né nelle sue giornate né niente, se non con la voce, e Daniele non è mai stato così contento.

(Daniele non ha mai voluto così tanto avercelo davanti, e poterlo baciare.)


06. The Cribs, CHEAT ON ME
I could be someone else if you’d rather, try to win you over like a new step father; smart, but still a sucker for whoever asks you. I pictured the scene, so you won’t have to spell it out for me, ‘cause things go together better than others, like manic depression and hyper sexuality.

«Ma stai bene?» domanda Marco, divertito, dopo che Daniele l’ha abbracciato e gli ha riso addosso, in mezzo al campo, sotto gli occhi di tutti. «Dani, c’hai la febbre, vero?»

Daniele ridacchia ancora un pochino e scuote la testa. Marco sgrana comicamente gli occhi.

«Chiamate un dottore, presto, che gl’alieni m’hanno rapito Daniele!»

Daniele gli dà uno schiaffetto poco convinto, allora.

«Ma taci, nunn’è che sto sempre incazzato, sai,» dice, di buonumore. Marco inarca le sopracciglia, ma sta trattenendo a stento una smorfietta contenta e Daniele vuole terribilmente ribaltarlo sull’erba e baciarlo. Si sente più felice — molto meglio — di quanto non gli capitasse da mesi, quasi millenni, e non ha intenzione di ammettere che forse Marco e la sua stupida faccia e il suo stupido completo c’entrano qualcosa, perché tanto il coglione di sicuro si prenderà da sé tutto il merito.


07. The Cast of Cheers, ANIMALS
I'll wait, wait for the words you say you never could tell me, no. […] I know, somewhere between the lines, between the lines of fo-o-olds you meant to fall. We are animals, don't you know; we savages and beasts, but keep in toe, we are animals. I heard you say we belong, we belong together.


La cosa peggiore è che Daniele, con tutto il male che pure per via di Marco si porta addosso, è intorno a quel cretino che vuole stare; e sarebbe capace di restare ad aspettare per sempre il giorno in cui gl’importerà qualcosa.


08. Imogen Heap, WAIT IT OUT
Where do we go from here? How do we carry on? I can't get beyond the questions, clambering for the scraps in the shatter of us collapsed. It cuts me with every could-have-been. Pain on pain on play, repeating with the backup makeshift life in waiting. Everybody says that time heals everything, but what of the wretched hollow, the endless in-between? Are we just going to wait it out? There's nothing to see here now, turning the sign around; we're closed to the Earth 'til further notice.


Ogni tanto, smette di essere abbastanza. Ogni tanto, non importa quanto Daniele si senta sereno quando è al telefono con Marco e non importa quanto gli piaccia premere le labbra contro la curva dei suoi fianchi; ogni tanto, Daniele non ne può più. Ogni tanto, Daniele si rende conto di volere qualcosa di meglio di un trilione di dubbi, una scopata e quattro chiacchiere la sera tardi.

Ogni tanto i problemi che lo assillano hanno la meglio, e Daniele si rintana nell’abbraccio familiare di Gaia, in una normale serata in trattoria con Francesco e i ragazzi; ogni tanto, la voglia che ha di inchiodare Marco contro un muro e ringhiargli addosso mio lo spaventa troppo, e l’unica cosa che gli resta da fare è chiuderlo fuori.


09. A Fine Frenzy, BIRD OF THE SUMMER
The fields where we wandered were golden, now only mud in my boots, and I know I should recover; you're the bird of the summer, I was wrong to try and capture you. I met someone walkin' in a park by the lake, he don't fly like we did but he don't fly away. Gone is the pale hand of winter, here is the first flush of May, and soon I will discover whether birds of the summer fly in circles, or just fly away.


Sarah non è Marco e Daniele e Sarah non sono Daniele e Marco, e Daniele, se si concentra, se fa attenzione a quali pensieri gli corrono per la testa, può quasi dire di essere contento. Daniele si è quasi, quasi, quasi persino rassegnato al fatto che Marco non appartiene né a lui, né alla Roma, né a niente, e se se lo ripete un altro milione di volte, magari diventa pure vero.


10. Two Door Cinema Club, THE WORLD IS WATCHING
I want you with me, I want you with me; look into your heart, are you happy? You could be the one to set me free, and with your hand in mine we will run to a place that knows no one.


Francesco ha su la faccia seria delle grandi e terribili occasioni quando prende Daniele da parte e gli sbatte le mani sulle spalle.

«Danie’,» dice, solenne, e Daniele trattiene a fatica uno sbadiglio. È presto, e per non arrivare tardi agli allenamenti ha dovuto fare colazione in fretta e furia, e ora come ora ucciderebbe per un goccio di caffè.

«Che è?» brontola. Francesco stringe le labbra.

«Te sei accorto che stamattina sei di un miserabile insolito pure pe’ te, eh Danie’?»

Daniele sbatte le palpebre.

«Eh?»

«Vabbè,» sospira Francesco. «Chiama Marco, stasera, sì?»

Daniele, quella sera, a Marco lo chiama, ed è tutto tranquillo e a posto e normale e magnifico come al solito — finché non attacca, finché non si rende conto di avere le guance indolenzite perché sorride troppo, finché non realizza che, a quanto pare, invece che fare quello che dovrebbe, lui sta ancora aspettando Marco.


11. Stereophonics, IT MEANS NOTHING
Did we lose ourselves again? Did we take in what's been said? Did we take the time to be all the things we said we'd be? So we bury hopes in sand, and my future's in my hands. It means nothing, if I haven’t got you.

La sensazione è quella amara di un rimpianto. Daniele pensa ad ogni notte spesa addosso a Marco, a combaciare pelle su pelle e labbra su labbra e incastrare una smorfia imbronciata contro il suo sorriso cretino, e adesso, solo adesso, vuole di più.

(La verità è che di più è quello che ha sempre voluto; sempre, dal primo giorno, non solo con Marco — vuole di più da se stesso, di più dalla Roma, di più dalla vita, ed è una pretesa continua, con Daniele, ed è una cosa logorante e caustica e infatti Tamara è scappata, e la squadra non si capisce, e lui di se stesso non potrà liberarsi mai, però ci prova e ci ha provato perdendosi nel letto di Marco e ha finito per sognare di prendersi un universo di cose pure da lì.)

La sensazione è quella pallida di un terrore palpabile. Daniele pensa ad ogni notte che vorrebbe spendere addosso a Marco — Daniele pensa a tutte le notti da qui fino alla fine del mondo e si rende conto con lucidità vertiginosa di non avere diritto di chiedere niente. Si rende conto di quanto è ridicolo, si rende conto di essere arrivato proprio al fondo, perché adesso le canzoni della Pausini hanno un senso.


12. Revolver, LET GO

Let go of all the things you wanted to know, and all the faces you wanted to show. There’s nothing more than what you are and where you go, nothing more than what you see and how you feel. It doesn’t make sense, it doesn’t go away (does it make sense?) Did you feel anything today? How do you explain all the sleepless nights? How do you explain all the fears you’ve got? Let go of all of them, let go my friend. (Does it make sense?) Suddenly, the rain starts tapping on the window pane, the ringing in my ears is slowly fading out. A drop of silence in an empty glass, and then I slip away into the night; but how can I explain? I’m going down memory lane. How long before you think I was a lie? How long before I learn how to let go, let go?

Piano piano gli passa; ci sono momenti di crisi che Daniele accetta perché non c’è molto altro da fare, e più impara a tollerarli e meno quelli gli danno fastidio, per colmo d’ironia. Poi capita che venga a piovere e lui si ritrovi a perdersi dietro il pensiero di Marco, e chissà cosa starà facendo e chissà con chi è e chissà se prima o poi torna e chissà, ma non rimane un quattordicenne disperato tanto a lungo, e quel bisogno asfissiante di Marco diventa un’eco.

Gli rimbomba, nel petto vuoto, come un urlo in una cattedrale.


13. Noah and the Whale, OUR WINDOW
Well it's four in the morning, things are getting heavy, and we both know that it’s over, but we both are not ready, and you’re talking like a stranger, so I don’t know what to do. And I’m callous and I’m cruel, to everyone but you. And the stars shining through our window, and the stars shining through our window, and it’s been awhile since I stared at the stars, yeah, it’s been awhile, since I stared at the stars. […] Well I don’t think that it’s the end, but I know we can’t keep going.


L’ultima volta è nell’appartamento di Marco a Genova, e Daniele sente, improvvisa e soffocante, la nostalgia del proprio divano, del proprio letto, del color crema pallido delle pareti di casa proprio. Daniele, buttato sul letto enorme di Marco, con una mano sullo stomaco e l’altro braccio ripiegato dietro la testa, Daniele, che ascolta e non sente Marco chiacchierare dell’ennesima cretinata che ha fatto, Daniele è scosso da un brivido.

«Quant’è che andiamo avanti così?» domanda al soffitto; Marco si zittisce nel bel mezzo di una frase, sorpreso, e gonfia e sgonfia le guance con una pernacchia comica. Daniele sorride, gli dà un calcio un po’ a caso, ma non lo guarda.

«Così come?» chiede Marco, alla fine, e suona stranamente incerto. Daniele scrolla le spalle.

«Così,» dice, con gentilezza. «Come due coglioni.»

Marco ride. «Scusami tanto, ma parla per te,» dice, e gattona sul materasso finché non può scavalcare, con una gamba, i fianchi di Daniele, e sistemarglisi addosso.

Daniele si solleva quel poco che basta a baciarlo, piano piano, a malapena assaggiargli le labbra. Quando torna a sdraiarsi in mezzo ai cuscini, Marco lo guarda da sotto le ciglia, chiaramente affamato; Daniele traccia con un pollice il tribale sul suo fianco.

«Quant’è, Marco?» insiste. Marco stringe gli occhi, sospettoso.

«Ma che vuoi oggi, Danie’?»

«Te,» dice Daniele, in mezzo fiato; Marco per un istante sorride, poi si accorge del peso di quel respiro — si accorge della faccia seria di Daniele, si accorge delle dita che hanno smesso di accarezzarlo e adesso, semplicemente, lo tengono lì.

Marco non impallidisce, però si raddrizza un pochino, e distoglie lo sguardo dagli occhi di Daniele.

«Non essere stronzo,» dice, vagamente velenoso.

«Mai,» promette Daniele. «Marco. E guardami.»

Marco lo guarda — e la verità è che, se Daniele temeva di scottarsi con lui, Marco è guidato da un terrore infinito di farsi male non appena si avvicina a chiunque. La verità è che la distanza serve a tutti e due e tutti e due la odiano; la verità è che se Daniele è insicuro, Marco è paralizzato.

La verità è che si sono dati forma a vicenda sbattendosi contro, e avrebbero potuto capirsi senza doversi spaccare; incontrarsi, senza doversi schiantare.

«Non hai la minima idea—» incomincia Marco, la voce tesa, e Daniele stringe più forte i suoi fianchi.

«No,» ammette. «Però voglio saperlo.»

Marco scuote la testa — non ha intenzione di provarci e scoprire che non funziona, scoprire che per Daniele lui non va bene, scoprire che è meglio se rimangono amici; non ha intenzione di rischiare di perderlo, gli sta grandiosamente bene averlo a intermittenza, averlo così, sgattaiolando una notte ogni tanto su e giù per l’Italia come fossero criminali. Molto meglio poco che niente, si dice, e Daniele, chiaramente, non è d’accordo.

«È l’ultima vorta,» dice. «L’ultima vorta che scopo con te, Marco.»

Su questo Marco può ridere, e inarcare le sopracciglia, per niente convinto.

«Non ci crede nessuno, Daniele.»

«No, giuro. Così non ne posso più.»

Marco si morde le labbra. «E come puoi, allora?» Sbuffa una mezza risata e rotea gli occhi. «Vuoi metterti a fare l’amore, Danie’?»

Daniele neanche ci pensa su. (Se ci pensasse, probabilmente si sentirebbe male.) (O forse no.) (Cristoddio.)

«Nu’ mme sona tanto male,» dice, stringendosi un po’ nelle spalle.

«Non sei serio,» replica Marco, dopo un momento. «Oddio. Sei serio.»

Daniele gli fa un sorriso furbo. «Sono sempre serio, no?»

«Cristo benedetto,» sbuffa Marco, e si china a baciarlo, e Daniele decide che si prenderà il tempo di contare con la bocca le costellazioni di nei che ha sulla schiena, e che non ha la minima intenzione di farla finire male.

È uno che distrugge tutto quello che tocca, lui, e Marco è uguale, ma in un modo diverso, e forse, forse, forse insieme, nel verso giusto, non fanno conflitto.

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Tags: ddr gives me hope, fanfics ate my life, fanmix, i can't, i ship because i care (cit.), marco sborriello, only football gives us thrills, otp: annamo a vince, so much fail, youtube is exactly my brand of heroin
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